Intervista ad Italo Vignoli, membro del board OSI (Open Source Initiative) 2° parte

Ecco la seconda parte dell’intervista che Italo Vignoli ha rilasciato al nostro blog.

Membro europeo dell board di Open Source Initiative, tanti sono gli aspetti legati al nostro mondo che ha toccato con mano nella sua lunga carriera.

Riprende da qui

Che errori vedi commettere più di frequente alle community?

“Gli errori sono sempre gli stessi, da sempre, e continueranno a essere gli stessi fino a quando la comunità non la smetterà di privilegiare il personale (il mio bit è più bello del tuo) rispetto al minimo comune denominatore che rende il software open source assolutamente superiore – in modo incontrovertibile – rispetto a quello proprietario: qualità del software, sicurezza del software, attualità del modello di business (che alimenta la concorrenza “sana” e rende di fatto difficili – se non impossibili – i monopoli basati sulle strategie commerciali), utilizzo diffuso degli standard a tutti i livelli, utilizzo di formati standard per i documenti (e conseguente riduzione dei costi di interoperabilità, che oggi – stando ad analisi indipendenti come quella del National Institute of Standards e Technology – rappresentano l’80% dei costi “nascosti” di tutti i sistemi di information technology).

Cominciamo a parlare un linguaggio accessibile a tutti, invece di ricorrere all’onanismo mentale degli acronimi (soprattutto quelli ricorsivi, che contraddistinguono solo il delirio della presunzione, e quindi la totale imbecillità) e a presentare i vantaggi del software open source per gli utenti comuni (maggiore stabilità e sicurezza, minori costi di installazione e gestione).

Smettiamola di parlare del nulla cosmico come, ad esempio, le diatribe sui desktop manager (che uno può scegliere e poi cambiare in un secondo momento). O le discussioni sull’approccio alla sicurezza delle diverse distribuzioni, che sono comunque migliori di almeno un ordine di grandezza rispetto alla più sicura – sic – versione di Windows, le ripicche personali, eccetera eccetera eccetera.

Iniziamo a parlare, seriamente, di business, perché il software libero è un modello di business.”

Che futuro vedi per i PC? Uffici, gaming e poco altro?

“Personalmente, non riesco a vedere un futuro senza PC, almeno per il sottoscritto, e ovviamente solo per lavoro, visto che detesto il gioco in ogni sua forma (lo trovo la cosa più inutile e noiosa inventata dall’uomo). Il PC è uno strumento di condivisione della conoscenza, e in quanto tale sarà sempre attuale (e rimarrà al di sopra delle mode, come quella del cloud, che abbiamo visto riapparire ciclicamente dai tempi del time sharing in avanti, ogni volta con un nome diverso e apparentemente foriero di novità, che alla fine si sono sempre rilevate la stessa aria fritta). Auspicabilmente, le nuove generazioni porteranno qualcosa di nuovo, ma in questo momento non le vedo capaci – almeno in Italia – di nessun tipo di pensiero strategico (e questo significa che i vendor avranno buon gioco a guidare l’evoluzione del mercato solo in base alle proprie strategie commerciali, e il cloud non è altro che la declinazione delle strategie commerciali di Microsoft e Google).”

Comportamenti come quello tenuto da Microsoft a Monaco di Baviera sono contrastabili?

“Teoricamente si, almeno fino a un certo punto. Ma fino a quando affideremo la nostra rappresentanza a personaggi che si travestono da santoni ma non sono piacevoli nemmeno a livello personale – per non parlare di quello igienico – non andremo mai da nessuna parte.

Se guardiamo i percorsi paralleli di Microsoft e della comunità a Monaco di Baviera ci rendiamo conto che la sconfitta ha iniziato a maturare appena dopo l’annuncio della migrazione: Microsoft ha capito che non poteva influire sulle decisioni del sindaco Ude (il maggiore sponsor politico della migrazione, quello che ha risposto a Ballmer, che gli ricordava come a Monaco e dintorni ci fosse l’esercito statunitense con i carri armati, che non aveva idea delle devastazioni che i lanzichenecchi avrebbero causato a Redmond) e ha iniziato a preparare una strategia per il momento in cui Ude sarebbe uscito di scena per limiti di mandato e di età.

Invece la comunità ha dormito sugli allori, pensando che il supporto da parte del sindaco Ude sarebbe durato in eterno, e quindi non ha fatto nessun tipo di comunicazione verso la cittadinanza (che ha purtroppo ignorato tutto il progetto di migrazione, e soprattutto i suoi vantaggi in termini di costi per la comunità), verso il governo (lasciando anche qui campo libero a Microsoft), e verso le istituzioni europee (idem).

Io ho chiesto personalmente agli esponenti del progetto LiMux la possibilità di comunicare la migrazione a LibreOffice, ogni volta che li ho incontrati nel corso degli ultimi 10/12 anni (almeno due volte all’anno), e ho sempre ricevuto un cortese ma fermissimo diniego. Adesso mi hanno chiesto se posso fare qualcosa… No comment!”

 

Un sentito grazie per la disponibilità ad Italo.

Speriamo di leggerlo nuovamente al più presto! (Magari un bell’articolo di suo pugno)

Sicuramente ci ha dato tanti spunti su cui riflettere e a cui possiamo ispirarci per contribuire all’ Open Source.

 

CC BY-SA 4.0 This work is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.

Giuliano Zamboni

Appassionato di Open Source, buona cucina e pallacanestro. Arch Linux è la mia distro. Sono cofounder di LinuxHub

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